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«Non basta il buonismo per aiutare i ragazzi a crescere»

Il Resto del Carlino Bologna

E. Ugolini | 20 novembre 2006

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COM'è possibile insegnare a mio figlio un criterio per cui si possa accorgere da solo che picchiare un compagno, irriderlo e fare violenza è sbagliato?». Me l'ha chiesto la mamma di un mio alunno. E' una domanda che dovremmo farci tutti, genitori ed insegnanti. Rispondervi è semplice. Non c'è alternativa: o dentro ogni persona c'è questo criterio, per cui basta aiutare a scoprirlo, oppure il clima in cui viviamo rende questa impresa disperata. I dati dell'indagine su giovani tra i 14 e i 18 anni, presentata ieri, lo confermano: tre ragazzi su quattro hanno dichiarato di essere stati vittime o spettatori di fenomeni di bullismo. Ci sono sempre stati questi episodi nelle classi, insieme ai pianti e ai magoni per le prese in giro dei coetanei. Il dato preoccupante è che si crei un clima per cui irridere i più deboli, far confusione in aula, non studiare, sono considerati segno di forza e di personalità. In questi giorni sono state fatte sostanzialmente tre ipotesi per spiegare il fenomeno: è colpa della scuola, della famiglia, della società. Pochi si sono soffermati sul fatto che un adolescente può essere istintivo, distruttivo, centrato su di sé e, al tempo stesso, inesorabilmente aperto al bene, al bello e al vero. Questo è il criterio da scoprire. E' su questo che occorre scommettere. Non basta il buonismo per aiutare un ragazzo a crescere. Occorre aiutarlo a seguire la sua natura più vera e non gli istinti amplificati dal branco, dai reality, da certi cartoni e videogiochi, da programmi alla 'Pupe e secchioni'. Nello spazio vuoto di una mancanza di proposta, nell'assenza di sì e di no che facciano capire che esiste un bene e un male, un vero e un falso, che la propria vita e quella degli altri ha un valore assoluto, come aiuteremo i nostri ragazzi a scoprire questo criterio? Stare davanti a un videogioco per tre ore non è rispettarsi, ubriacarsi e usare della ragazza che hai appena conosciuto non è rispettarsi, passare ore a scuola facendo poco o nulla, non aver mai provato a leggere e a capire... non è rispettarsi. Per educare un ragazzo non bastano le regole e le prediche, tanto meno le circolari sull'educazione alla convivenza civile o gli sportelli d'ascolto degli psicologi. Occorrono adulti, genitori e insegnanti, che non si stanchino mai di puntare sulla natura originaria dei ragazzi, sul loro desiderio di bene, di vero e di bello. E questo significa cercare di proporre loro cose belle, buone, vere.

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